foto by G. Pierozzi
Cascate
del
Dardagna
 

Escursione  Botanica  Geologia

Dalle conche del Cavone, nasce il torrente Dardagna, due distinti rami lo formano, quello principale, a est, scende dal Corno alle Scale (m. 1945 slm) e quello secondario, a ovest, dal Monte Spigolino (m. 1827 slm), stretto dal Cengio Sermidiano, precipita poi con una serie di suggestivi balzi in una vallata dalla morfologia tipicamente fluviale, posta circa duecento metri più in basso.


foto by G. Pierozzi
Questo imponente sistema di salti d'acqua è la meta ideale per una splendida e facile escursione.
Raggiunto Madonna dell'Acero (m. 1195 slm) occorre imboccare la stradina sbarrata che si inoltra, a fianco del Santuario, all'interno di una abetaia di impianto artificiale.
In questo primo tratto è possibile ammirare alcuni imponenti alberi.
Questa prima zona boscata è dominata dall'Abete Bianco (Abies alba), cui sono compagni sporadici il Faggio (Fagus sylvatica) e, nelle posizioni più assolate, l'Acero di monte (Acer psudoplatanus).
Interessante è poi la presenza sporadica di qualche esemplare di Agrifoglio (Ilex aquifolium), arbusto e talora piccolo albero sempreverde appartenente alle Aquifoliacee, altra specie del sottobosco è il Caglio a foglie rotonde (Galium rotundifolium), piccola ribiacea ben tollerante l'ombra, dalle foglie ovate e arrotondate.

foto by G. Pierozzi
Lungo il sentiero e nei tratti meno ombrosi, si può incontrare la rara e preziosa Orchidea elleborina (Epipactis helleborine), protetta come tutte le orchidee selvatiche.
Qui è presente il Rovo (Rubus spp.), che spesso non arriva a portare a maturità i propri frutti per la scarsa presenza di luce.
Proseguendo per il sentiero, sono presenti sulla destra alcune radure che digradano dolcemente lungo il pendio.
Nei tratti dove maggiormente penetrano i raggi luminosi e nelle radure più o meno ampie, vegetano specie legate alla presenza di luce come il Lampone (Rubus idaeus), noto per i gustosi frutti.
Il cammino è agevole e, dopo un breve tratto pianeggiante (10-15 min.), all'abetaia si sostituisce progressivamente una folta faggeta.
Rispetto all'abetaia, quello della faggeta è un ambiente più favorevole alla vita di altre specie, specialmente nel sottobosco.
Le specie erbacee presenti nel sottobosco di questa faggeta sono quelle caratteristiche delle formazioni a faggio e, in genere testimoniano un clima tendenzialmente freddo e suoli relativamente evoluti e ricchi.
Relativamente frequente in questo bosco è il Fior di stecco (Daphne mezereum), un cespuglio alto da 20 a 150 cm e protetto dalle leggi regionali, perché diventato raro.
Altre specie legate alle faggete sono il Geranio nodoso (Geranium nodosum), l'Acetosella dei boschi (Oxalis acetosella), la Stellina odorata (Gallium odoratum), la Lattuga montana (Prenanthes purpurea).


foto by G. Pierozzi

Il sentiero descrive poi un'ampia curva che trasferisce il senso di marcia da Sud-Ovest a Sud, sino ad incontrare il Rio Cavo.
Il guado avviene su di una briglia: il Rio è infatti caratterizzato dalle numerose cascatelle originate dalle briglie e d'inverno si trasforma in un prezioso gioco di ricami di ghiaccio.
Si supera poco oltre l'incrocio con il sentiero C.A.I. 333 che, provenendo da Poggiolforato lungo il Dardagna, si inerpica a sinistra verso il Cavone: già a questo punto compaiono, fra gli alberi, i salti delle Cascate del Dardagna, il cui fragore è particolarmente intenso durante il periodo del disgelo primaverile.
Scendendo brevemente verso il torrente, incontriamo dapprima a destra l'incrocio con il sentiero che sale da Poggiolforato e poi il Rio Piano, che attraversiamo su di un ponticello di legno; questo piccolo corso d'acqua confluisce poco più a valle nel Dardagna dopo essere disceso dalla Punta Sofia
(m. 1939) e aver originato il Lago del Cavone (m 1434).
In breve raggiungiamo la base del salto inferiore (m 1170 circa), alto circa una quindicina di metri; in corrispondenza del salto sono visibili strati di arenaria abbastanza spessi e compatti.

foto by G. Pierozzi
Ai piedi della cascata, il profilo del torrente si addolcisce per un breve tratto, consentendo lo sviluppo di numerose specie vegetali lungo le sponde e nei ristagni d'acqua.
In questa prima cascata, come del resto nelle seguenti, la vegetazione presente sui massi e sulla riva è costituita da specie legate in diversa misura alla presenza dell'acqua, che domina e caratterizza l'intero ambiente.
Fra queste si osserva la Calta palustre (Caltha palustris), un'altra specie tipica legata all'acqua è la Coda di cavallo (Equisetum arvense), non manca inoltre il Farfaraccio (Petasites hybridus) dalle ampie foglie, larghe fino a 60 cm.
Sui detriti alla base delle cascate sono evidenti, specialmente durante la fioritura, nuclei più o meno espansi di Garofanino maggiore (Epilobium augustifolia), alternati a colonie di Lattuga Montana (Prenanthes purpurea) ed a gruppi si Senecione silvano (Senecio nemorensis) dal fusto eretto e foglioso alta 6-12 cm, si può inoltre osservare il Salice da vimini (Salix viminalis).



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Il suolo pietroso presente in prossimità del corso d'acqua attira e favorisce il vegetare dell'Acero montano (Acer pseudoplatanus), il Nocciolo (Corylus avellana).
Aggiriamo il primo salto delle cascate, sulla sinistra, utilizzando i tornanti di un sentiero a scalini di legno e raggiungiamo dapprima il secondo salto, poi via via tutti glia altri sino all'ultimo, quello superiore, forse il più suggestivo con i suoi trenta metri di dislivello.
Ad ogni salto ritroviamo i caratteri morfologici osservati per il primo, mentre una curiosità si mostra alla nostra attenzione: la quantità d'acqua prima delle cadute è sicuramente inferiore di quella che si raccoglie ai loro piedi.
Ciò avviene per una caratteristica delle stratificazioni presenti: a causa della loro fessurazione, la portata idrica, esigua sopra i salti, si arricchisce perché lungo la parete verticale vengono alla luce quelle acque del bacino superiore infiltratesi nel substrato e percolanti tra gli strati stessi.
Superata l'ultima cascata, un punto panoramico al termine del'escursione apre alla vista la vallata del Dardagna, dominata dai bastioni dei Monti della Riva.